Inventata da un dio distratto. Maria Lai

Regia di Marilisa Piga e Nico Di Tarsia
Testo e ricerche di Carlo A. Borghi.
Paofilm 2000, Cagliari/Sardegna, 45'

Ritratto dell'artista Maria Lai, presentato alla VI Edizione del Festival Internazionale di Arte Cinematografica ArteCinema di Napoli nel 2000.

Le registe ne seguono i percorsi di affabulatrice: figura e voce e suono e racconto e sensazioni e pensieri. Nel seguire l'artista nella sua casa, nel giardino, nella campagna, entrando e uscendo dai suoi libri d'arte il film porta con sè fiabe e leggende, autoctone e cosmiche, che - dicono le autrici - sarebbero indicibili senza quel dio distratto del titolo.

Così si dispiega nel racconto il senso di Maria Lai, artista che crea opere intrise di materia e di infinito sospese tra la terra e il cielo: jana dell' emozione cosmica che intesse con il suo filo creativo, giocoso e profondamente sapiente insieme, e disegna i racconti della vita e delle cose. Artista quasi novantenne e sempre meravigliata bambina, è narratrice di fiabe e di leggende ricamatrice di materie e di libri, di geografie metafisiche ed emozionali, in rapporto vivente profondo con la sua origine e il mondo.

nella foto Maria Lai con Giovanna Cerina all’appuntamento con la laurea honoris causa in Lettere, conferitale dall’università di Cagliari. [Edicola, 19 aprile 2004, WEB Tiscali]

Maria Lai nasce ad Ulassai nel 1919 e dopo un'infanzia trascorsa in campagna si trasferisce prima a Cagliari per studiare e poi , nel 1939, a Roma per frequentare il Liceo Artistico, e poi a Venezia per frequentare dal '43 al '45 il corso di scultura dell'Accademia di Belle Arti di Arturo Martini e Alberto Viani.

Dall'esercizio rigoroso del canone scolastico Maria Lai approda a partire dagli anni '60 al suo universo di sperimentazione creativa e nel corso degli anni Settanta la sua ricerca si estende a nuove materie e nuovi linguaggi: telai, libri e tele cucite, terracotte, etc.

La partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978 la riconosce nella sua genialità.

Con gli anni Ottanta la sua ricerca assume una sempre più accentuata relazione con l'ambiente, a partire dallo speciale lavoro "Legarsi alla montagna" che realizza ad Ulassai, il suo luogo natale, in cui chiama tutto il paese a ritrovarsi nel legame tra spazio e vita, tra gioco e lavoro coscenziale.

Da qui in poi la sua partecipazione alle numerose mostre nazionali ed internazionali si intreccia con le sue operazioni negli spazi vissuti, tra cui ci piace ricordare: "La strada del rito", "Le capre cucite", "La scarpata" ad Ulassai nel 1992; "L'albero del miele amaro" a Siliqua (CA), nel 1997; "Su logu de s'iscultura" a Tortolì (NU), nel 1998. E poi l'intervento "Proiezione" nella piazza della chiesa di Santa Barbara a Sinnai (CA) e "Olio di parole I" nel museo dell'Olio della Sabina di Castelnuovo di Farfa (RI) così come "La fonte Serafina" nel Cortile dell'abbazia di Farfa (RI).

Dall'estate del 2006 l'opera di Maria Lai è esposta in permanenza nella Stazione dell'arte a lei dedicata ad Ulassai.

"L’isola dei miei naufragi", Maria Lai racconta di sé.